Datazione chimica degli inchiostri: metodi, limiti e applicazioni concrete nella grafologia giudiziaria

La datazione chimica degli inchiostri è una tecnica forense che permette di stabilire quando una firma o un documento sono stati scritti. Integra principalmente il lavoro del grafologo giudiziario (mentre risulta ininfluente per il grafologo), che effettua una prima analisi non distruttiva.
Si basa sullo studio della composizione dell’inchiostro e del suo invecchiamento (degradazione, evaporazione dei solventi). Il metodo di Brunelle confronta campioni originali con campioni invecchiati artificialmente per capire se l’inchiostro ha completato il suo processo di stabilizzazione.
Ha alcuni limiti (parziale distruttività, sensibilità alle condizioni ambientali, impossibilità di distinguere pochi mesi), ma l’indagine relativa li rende ininfluenti; può datare inchiostri rollerball fino a 3 anni e ballpoint fino a 5 anni.
Risulta di rilevante importanza nell’ambito giudiziario, meglio se a seguito di una indagine preliminare effettuata dal grafologo giudiziario in regime multispettrale e microscopico sul reperto (https://alfiocostanzo.it/e-possibile-datare-un-manoscritto-lindagine-sullinchiostro-nella-grafologia-giudiziaria/) per verificare con grado di certezza tecnica la coerenza delle date, individuare aggiunte o manipolazioni e rafforzare le conclusioni delle perizie grafologiche. Si richiede in caso di sospette falsificazioni, modifiche o date discordanti nei documenti.