Insidie, principali caratteristiche grafiche e motorie, aspetti da osservare e indagare in fase di indagine operata da grafologo giudiziario quale CTU, CTP o Perito.
In grafologia giudiziaria-forense, l’indagine grafica condotta su pazienti affetti da morbo di Parkinson (o parkinsonismi) costituisce una casistica mediamente rilevante (si pensi, all’indagine operata sui testamenti olografi), ma comunque sempre possibile occasionalmente anche in una fase lontana dall’assunzione della terapia farmacologica (si pensi a scritture private, firme su contratti, scritture private redatte da pazienti parkinsoniani ma apposte fuori dall’abitazione).
Si pensi che, statisticamente, il Parkinson colpisce in Italia fino al 5% per i soggetti superiori ai 75anni. E’ comunque presente, a livello mondiale, in tutti i gruppi etnici e in entrambi i sessi.
Il Parkinson esordisce intorno ai 60 anni d’età (ma può anche presentarsi prima), e le cause di insorgenza della malattia non risultano essere ancora note. Ovviamente va a riflettersi sia sul piano medico, sia sul piano grafico e grafologico. La malattia di Parkinson resta caratterizzata da tre sintomi classici: tremore, rigidità e lentezza dei movimenti (bradicinesia) ai quali si associano disturbi di equilibrio, atteggiamento curvo, impaccio all’andatura, e molti altri sintomi definiti secondari perché sono meno specifici e non sono determinanti per porre una diagnosi. All’inizio i pazienti riferiscono una sensazione di debolezza, di impaccio nell’esecuzione di movimenti consueti, che riescono a compiere stancandosi però più facilmente, in genere non si associa una sensazione di perdita di forza muscolare. Ci si accorge poi di una maggior difficoltà a cominciare e a portare a termine i movimenti alla stessa velocità di prima, ad esempio per camminare come se la gamba fosse “legata”. Allo stesso modo avviene per la grafia, con il grafologo che percepisce le possibili difficoltà a scrivere, come se la mano/braccio dello scrivente fossero rigidi e bloccati, legati.
Per la diagnosi medica vengono a rilevarsi sia sintomi motori (tremore a riposo: evidente quando l’arto è a riposo; bradicinesia, cioè lentezza dei movimenti; rigidità muscolare) e sintomi non motori (disturbi cognitivi, disturbi del sonno, si abbassa la pressione quando il soggetto si alza in piedi, stipsi, depressione, difficoltà nella deglutizione). La relativa terapia farmacologica risulta ormai altamente standardizzata da circa 60 anni, con somministrazione del farmaco quale il LEVODOPA (non a caso, la diagnosi medica avviene esclusivamente tramite L-dopa).
Per quanto attiene il piano grafologico e grafo-peritale – che, in questa sede, più strettamente ci riguarda – le problematiche della malattia di Parkinson si riflettono nella grafia causando prioritariamente la “micrografia”, con alterazioni nel movimento. La scrittura diventa quindi non soltanto quasi illeggibile, ma anche letteralmente minuscola. La rigidità muscolare non può favorire una grafia veloce (quindi assenza di un’abile integrazione tra muscoli agonisti-antagonisti), e saranno quindi assenti gesti allungati o tracciati di scatto, mentre invece si ritroveranno lettere squadrate/poliginali, a causa della difficoltà a tracciare un movimento curvo. D’altronde, la pressione tenderà ad essere più o meno uniforme. In sintesi, quindi, la grafia di un soggetto affetto da Parkinson si presenterà piccola, ammaccata, lenta, a scatti, con assenza di tracciati curvi. Anche nella grafia potranno verificarsi i fenomeni del freezing (cioè quei fenomeni ove la grafia sembra bloccarsi).
Si avranno, inoltre, tratti ascendenti, discendenti e diversificati; la zona media irregolare, con affondamenti, e scrittura del tipo “a scosse”, con un ritmo grafico spezzato.
L’aspetto di rilevante importanza, ai fini grafo-peritali, risulta essere che il paziente, dopo la somministrazione dei farmaci, tenderà a minimizzare gli aspetti anomali, scrivendo quindi quasi regolarmente. Resta quindi possibile recuperare il gesto grafico del malato parkinsoniano, ma quando l’effetto del farmaco svanisce la grafia tornerà a manifestare i problemi usuali e correnti.
Nel caso di indagine grafo-peritale su un soggetto affetto da parkinsonismo, quindi indagine ai fini giudiziari, consiglio la nomina collegiale di due differenti professionisti (medico legale e grafologo giudiziario), soprattutto nel caso di una CTU (Consulenza Tecnica d’Ufficio).
Nel caso di una consulenza redatta quale CTP (Consulente Tecnico di Parte), ci si potrà avvalere del consulto anche con il medico di base che aveva (o ha) in cura il paziente, potendo quindi avvalersi di adeguata anamnesi tecnica. Per il malato di Parkinson ogni caso sarà ancor maggiormente unico, legato anche al preciso momento appositivo e da attenzionarsi con accurata circospezione, sempre tenendo a mente la possibile tempistica della somministrazione dei farmaci e le differenze – in base al momento della somministrazione – rilevabili dal grafologo forense nella pertinente traccia grafica.
