Oggi – visti gli enormi sviluppi compiuti nell’era digitale – sarebbe possibile far generare firme false all’intelligenza artificiale? Il tutto, dopo aver adeguatamente “istruito” e preparato l’AI fornendo campioni comparativi “veri” (quindi autografi) da poter studiare, potendo ricreare un documento falso con buona possibilità di riuscita. Fondamentale l’esito finale: senza che un esperto in analisi e comparazione della grafia (o grafologo giudiziario) riesca a rendersi conto del falso finale.
La domanda – ed il dubbio – sulle effettive capacità discriminanti della grafologia giudiziaria e forense nei confronti dell’intelligenza artificiale risulta ampiamente lecita, anche in considerazione di come, nell’era digitale, sia emerso che all’intelligenza artificiale basti un “colloquio” di 30 minuti per ottenere la mappa psicologica di un soggetto umano; oppure, che un esperimento abbia permesso di rilevare come l’esame di abilitazione di avvocato nell’anno 2025 (per il diritto civile) sia stato superato, in Italia, da tre intelligenze artificiali su quattro (c/o scuola Litubium di Torino, che ha somministrato a OpenAI o1 Pro, Gemini, DeepSeek e Claude i quesiti dell’esame da avvocato: e tre AI su quattro l’hanno superato).
La grafologia forense invece riesce – almeno per ora! – a battere l’intelligenza artificiale, smascherando il tentativo di falsificazione. Come riportato infatti dall’autorevole Journal of Forensic Sciences statunitense nel mese di luglio 2024 (pp. 770-778, Volume 70, Issue 2 luglio 2024), è stata effettuata prova tramite GAN (reti generative avversarie) al fine di creare firme false, ma poi i metodi “tradizionali” di indagine ed analisi forense di scritture hanno smascherato i falsi prodotti.
Bene che si sappia, perché ad un ipotizzabile falsario “creativo” potrebbe balenare l’idea di accoppiare un personal computer con un (buon) braccio robotico, al quale poi collegare una penna (meglio se del comune tipo a sfera) in stile plotter, facendo poi azionare il tutto su impulso dell’intelligenza artificiale. Ma in tal caso – oltre all’individuazione della firma falsa, creata artificialmente dall’intelligenza artificiale che però non sarebbe in grado di riprodurre l’”immagine direttrice personale” del soggetto scrivente, non riuscendo quindi a superare l’indagine effettuata dal grafologo giudiziario – si avrebbero, ad abundantiam, anche problemi pressori tridimensionali dell’inchiostrazione, oltre che ulteriori problematiche tipiche dell’inchiostrazione. In sintesi, il falsario sarebbe – almeno doppiamente – smascherato dal grafologo forense.
Quindi possiamo serenamente affermare che oggi, se l’intelligenza artificiale potrebbe anche “fingersi” avvocato o psicologo (con successo), non riuscirebbe però a battere un grafologo forense (ma giocoforza, preparato e aggiornato). Speriamo che il successo perduri!