E’ possibile datare un manoscritto? L’indagine sull’inchiostro nella grafologia giudiziaria

Domanda frequente che avvocati, magistrati o privati pongono a un grafologo forense è se si può stabilire e risalire, osservandolo, a quanto tempo fa è stato scritto un testo. La risposta – per chi cerca certezze assolute – resta purtroppo soggetta a vari fattori, dai quali dipende. Infatti la grafologia giudiziaria, in questo campo, incontra limiti tecnici e metodologici che (s)confinano nella chimica. Tuttavia è possibile formulare stime attendibili e visivamente apprezzabili da tutti, purché si considerino variabili importanti come:

  • la tipologia di penna utilizzata;
  • le condizioni di conservazione del reperto documentale da indagarsi;
  • le tecniche di analisi strumentale, con corretto utilizzo di determinati strumenti ed angolazioni.

Vediamo quindi cosa è effettivamente possibile fare, quali sono i limiti e cosa poter desumere.

L’importanza della penna: si del tipo “a sfera” (=biro), no stilografica (o roller, feltrino ecc.)

Nel contesto della datazione dell’inchiostro il tipo di penna utilizzata è fondamentale, perché soltanto alcuni inchiostri consentono un’analisi significativa. In particolare:

  • alla penna a sfera (la comune penna biro), poiché dotata di inchiostro a pasta oleo-viscosa con componenti resinosi;
  • NO alla penna stilografica, roller o a feltrino (poiché dotate di inchiostri a base idro-alcolica o comunque idro-solubili, di fatto accomunabili ad “acqua colorata”).

Gli inchiostri a base oleo-viscosa delle penne a sfera contengono, infatti, resine e pigmenti che subiscono un processo di degradazione fotochimica nel tempo. Questo processo è misurabile con opportuni strumenti ottici (quindi senza alcuna distruzione o degrado del reperto), e permette al grafologo forense di stimare un intervallo temporale plausibile in cui il documento è stato materialmente scritto.

Gli inchiostri delle penne a sfera contengono una miscela complessa di elementi, suddivisibile nelle famiglie di:

  • coloranti e pigmenti (come il cristalvioletto);
  • resine e solventi;
  • stabilizzanti, lubrificanti, coagulanti e altri additivi.

Questi elementi non interessano l’utente comune ma restano centrali per la grafologia forense, in particolare il componente cromatico costituito dai coloranti e pigmenti. Tra essi assume fondamentale importanza il cristalvioletto, che per i nostri scopi relativi alla datazione dell’inchiostrazione risulta diventare, sic et simpliciter, un marcatore temporale. Il cristalvioletto è un pigmento colorato che subisce un progressivo degrado fotochimico, ossia:

  • perde la sua brillantezza originaria;
  • tende a stabilizzarsi (diventando opaco) in circa sei anni;
  • cambia nella riflettanza ottica, che risulta visibile, apprezzabile ed anche stimabile con specifiche strumentazioni.

Il progressivo degrado fotochimico permette di distinguere, quindi, un inchiostro appena apposto da uno vecchio di vari anni.

Strumenti e tecniche: come lavora un grafologo forense

Un grafologo giudiziario esperto e dotato di strumenti adeguati può quindi analizzare (e misurare visivamente) la brillantezza e la riflettanza dell’inchiostro indagato, utilizzando l’apposito microscopio stereoscopico addizionato con illuminazione radente, opportunamente direzionata; il tutto, anche eventualmente effettuando una osservazione comparativa con altri campioni temporali, qualora disponibili.

L’osservazione visiva consente di valutare quanto il cristalvioletto si sia opacizzato, e quindi da quanto tempo è stato materialmente apposto il relativo inchiostro. Naturalmente permangono margini di incertezza, legati a fattori esterni:

  • in primis, la materiale esposizione alla luce solare;
  • secondariamente, anche la presenza di ossigeno;
  • infine, le condizioni di umidità e temperatura.

Procediamo ora ad esplicitare visivamente il tutto, inserendo immagine in grado di smascherare una data fraudolenta.

Nella foto allegata si osserva la brillantezza tipica del cristalvioletto ancora ben presente, in una firma che invece si dichiarava essere vecchia di oltre dieci anni. Invece l’indagine forense ha rilevato come l’inchiostro fosse stato apposto circa 3-4 anni prima, smentendo la data fittizia riportata sul documento: risulta infatti ben evidente la brillantezza riflettente del cristalvioletto (percorso della penna evidenziato tramite frecce gialle), seppur ormai non omogeneamente e completamente riflettente. Un chiaro esempio di come una perizia grafologica-forense possa rivelare tentativi di retrodatazione documentale.

E la chimica? Quando invece serve un approfondimento estrattivo

Per ottenere una datazione chimica precisa, occorre rivolgersi a un chimico forense, che potrà effettuare analisi:

  • estrattive
  • parzialmente distruttive

Queste analisi, però, vanno oltre il campo d’azione del grafologo forense, richiedendo laboratori specifici.

In conclusione, la grafologia giudiziaria può contribuire alla datazione dei documenti scritti, con buoni livelli di approssimazione, ma limitatamente agli inchiostri a penna a sfera, aventi una base oleo-viscosa e resinosa.
La tecnica resta, entro certi limiti, orientativa, ma può comunque rivelarsi un importante elemento d’indagine a corollario, indagando la congruità della datazione presente su testamenti olografi, su firme in calce a scritture private oppure anche valutare assegni o cambiali sospette.

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