Uno studio comparativo integrando grafologia e psicologia della scrittura, per comprenderne le modalità decisionali e d’impatto.
Questo articolo – mediamente sintetico, scorrevole e discorsivo – è dedicato all’analisi grafologica delle firme di Benito Mussolini e Donald Trump. Nasce dal suggerimento di un carissimo amico, che mi segnalava le evidenti somiglianze grafiche tra le due firme nonostante l’ampia distanza temporale intercorsa, pari a ben quasi un secolo.
L’indagine, seppur sintetica, è stata ovviamente eseguita quale grafologo (quindi utilizzando le competenze di interpretazione e psicologia della scrittura, riportanti alla stesura del ritratto grafologico di personalità), piuttosto che quale grafologo giudiziario-forense (seppur, residualmente, siano state utilizzate anche schede analitico-comparative). A seguire vengono quindi riportate le principali considerazioni, emerse dalle marcate assonanze grafologiche e proiettive di personalità a seguito dello studio delle firme di questi due (indiscussi) uomini di potere.
Preliminarmente, confermo quanto già espresso nella mia precedente analisi grafologica relativa alla firma di Donald Trump
(https://alfiocostanzo.it/donald-trump-una-firma-grafologicamente-da-panico/), rilevandosi un grafismo privo di morbidezza, equilibrio nonché marcatamente rigido (con grado eccessivo ma forse volutamente, per “colpire” l’interlocutore).
Scelta delle firme e contesto storico
Addentrandoci nel presente studio, è opportuno precisare la scelta dei periodi storici delle firme analizzate, scelte in modo da renderle meglio comparabili dal punto di vista grafologico (o, quantomeno, limitarne le discrasie potendo disporre di materiale quanto più omogeneo almeno sotto il profilo di proiezione inconscia). Per Benito Mussolini ho quindi selezionato una firma del 1938, per Donald Trump una firma del 2025: entrambe riconducibili a un momento apicale per entrambi, di rispettiva massima esposizione mediatica ma, anche, di massimo indiscusso potere decisionale.
Anche i rispettivi documenti su cui le firme risultano apposte sono direttamente confrontabili, per impatto emotivo e responsabilità decisionale:
– Mussolini sottopone al Re un atto già predisposto e firmato, formato in base alle norme giuridiche del tempo (quindi unicamente per la controfirma “di facciata”);
– Trump firma un atto relativo all’imposizione dei dazi.
In entrambi i casi le firme si collocano, quindi, su atti formali con relative decisioni già assunte, a monte.
Analisi grafologica comparativa delle firme
Procedendo con un’indagine grafologico-comparativa, si rileva come entrambi i fili grafici risultino fortemente iperlegati: indice di azione impulsiva, rapidità decisionale e scarsa riflessività. I due soggetti non si soffermano a pensare, ma agiscono secondo una spinta decisionale fortemente autonoma. Però una inclinazione leggermente regressiva del grafismo del Duce ci riporta a incontrare il suo calcolo preliminare, la sua ritrosia verso situazioni avventate o, peggio, improvvisate.
Emergono, dall’impostazione spaziale, varie differenze caratteriali e temperamentali: il rigo di base della firma di Mussolini (tratteggio giallo) appare più morbido, lievemente oscillante; il “binario” grafico di Trump, invece, procede rigido e implacabile, quindi senza variazioni né ripensamenti. Presente una evidente assonanza nell’approccio iniziale sul foglio, che proviene dal basso rispetto al rigo di base (ovale azzurro): questo resta un segnale di concreta pragmaticità, ma anche – sul piano grafologico – di un rapporto voluttuoso con i piaceri della vita; aspetto, quest’ultimo, ampiamente confermato dalle cronache per entrambi.
Differenze strutturali e tratti di personalità
Ulteriore rilevante differenza emerge nella formazione dell’arco iniziale:
– in Mussolini risulta curvo, ampio e ampolloso (freccia verde);
– in Trump si palesa stretto, angoloso e serrato.
Il Duce ricerca piuttosto un ingresso scenico, ossequioso e teatrale, compiacente e accondiscendente prima di entrare nel vivo; il Presidente USA – al contrario – irrompe direttamente con forza, frantumando fin da subito la scena con una presenza decisa, prevaricante e senza ostacoli.
Gli apici angolosi presenti in entrambe le firme (i cosiddetti “denti di squalo”, frecce rosse) rivelano una marcata intolleranza alla morbidezza, all’ascolto e all’empatia, questa invece omogeneamente assente in entrambi.
La volontà di comando e di gestione completa – seppur messa in opera con sfumature caratteriali diverse – prevale su qualsiasi apertura al confronto, o sulla proposta altrui.
Inclinazione, energia e controllo
L’inclinazione assiale della firma di Mussolini risulta leggermente regressiva (inclinata a sinistra), suggerendo una minimale ritrosia, maggiore attenzione alle circostanze e una certa limitata ponderazione. Non attacca l’interlocutore (che però deve presentarsi già prostrato ed ossequioso), ma lo aspetta per dettargli le direttive e la via esecutiva. L’alternanza pieni-filetti del tracciato ci indica, inoltre, una migliore gestione del carico energetico ad opera del Duce, e migliore modulabilità rispetto alla firma di Trump.
Dal punto di vista grafologico, il ritratto di personalità che emerge delinea Mussolini come una figura comunque capace – seppur minimamente – di tenersi a freno, di riflettere e modulare l’azione, di meglio gestire le sue energie per l’ottenimento voluto, andando però poi leggermente a scemare nel proseguo dell’azione e perdendo quindi, nel lungo, l’azione. Differentemente, la scrittura dell’ospite della Casa Bianca richiama l’immagine di un treno in corsa, costantemente rumoroso, violento e inarrestabile ma che prosegue sempre senza perdita di tono; ciò al netto dei ritrorni regressivi netti, un “rimangiarsi” le cose che spiazza l’interlocutore, aspetto di cui è privo il Duce che – invece – prosegue imperterrito ma con moderata circospezione, magari anche con meno energia ma tenendo fede al progetto iniziale.
Tratti finali e gestione inconscia dell’energia
Infine, i tratti finali (frecce arancio) – espressione della gestione inconscia del quantum energetico residuale, operato dal rispettivo cervelletto dei due – evidenziano un’ulteriore differenza.
In Mussolini, il pensiero scorre in avanti in modo regolare e coerente: dopo aver impressionato teatralmente l’interlocutore ed espresso le proprie direttive, si quieta ed esce di scena.
Trump – al contrario – dopo essersi imposto con irruenza torna sui propri passi, chiude e arretra, seppur con una teatralità rumorosa e disordinata, coerente con l’intero impianto grafico. I ripassi serrati, gli annerimenti asfittici che rendolo la grafia confusa (riquadri arancio) confermano questa sua costante caratteriale, non più occasionale o improvvisata.
Conclusione
Cambia il contesto storico e sociale, ed anche molto. Ma resta preoccupante il constatare come – a distanza di un secolo, anche ammettendo che la Storia abbia delineato Mussolini peggio di quanto sia interiormente stato – oggi potrebbe esistere di peggio: meno empatia, più precipitazione, peggior gestione delle energie, più improvvisazione e meno coerenza, più voglia di “fare” pur di non rimanere statici (staticità vista come un male); attacchi all’interlocutore poi stoppati improvvisamente, con (imprevisto) rientro della situazione; avanzate improvvisate, non adeguatamente predisposte/concepite né tantomeno concertate.
Quale essere umano (e non più nel ruolo di tecnico grafologo), resta viva una speranza: che i marcati allunghi superiori concorrano a delineare una spiccata aspirazione ideale, un voler andare “oltre” per non accontentarsi, quindi il voler concretamente incidere il proprio nome nel libro della Storia con delle realizzazioni oggettivamente fuori dalla portata di “molti” (comunque complessivamente più mediocri, meno rumorosi e, soprattutto, meno “presenti-pressanti”, seppur più cauti e prevedibili). Speranze teoriche che purtroppo – visti gli sviluppi successivi alla stesura della presente analisi (quindi sviluppi venezuelani, transitando per la Groenlandia ed esplodendo con la crisi medio-orientale) risultano essere slegate dall’effettiva realtà fattuale. Purtroppo, la parte analitica (tecnico grafologo) risulta, al momento, aver valutato correttamente.
